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Da Il Mattino del 6 Novembre 2005


Il buon regno di Zi’ Pasqualina

Era il 1953, un altro secolo, quando ad Atripalda nacque la trattoria con alloggio Valleverde, destinata ai camionisti e agli operai di una vicina impresa. Vi si servivano due piatti: zuppa di fagioli e tali con alici sotto sale. Più di mezzo secolo dopo questo luogo della memoria (non solo gastronomica) è ancora, per tutti, il regno di Zi’ Pasqualina. Lei non c’è più, premiata appena a tempo da Carlin Petrini addirittura al San Carlo, con l’onorificenza di «benemerita della cultura gastronomica mondiale», ma evidentemente la signora De Benedictis era e resta davvero «un monumento della gastronomia irpina», come la definì il presidente di Slow Food. Ogni tanto bisogna tornarci, da Zi’ Pasqualina, per ricordare i sapori e gli odori che abbiamo dimenticato.
Oggi che ai fornelli c’è Enza e in sala il nipote Sabino, tutto il patrimonio culinario scaturito da una grande tradizione contadina si rinnova in un’ammirevole continuità, come accade spesso nelle terre del nord e assai di rado da noi. La mano di Enza è felice, felicissima nel rinnovare grandi classici come la zuppa di fagioli e scarole appena macchiata dal pomodoro Il segreto dei semplicissimi ceci di Trevico, conditi con olio Ravece e origano, è l’eccezionale qualità e la magistrale cottura. Le magnifiche Polpette al sugo, forse le migliori mai assaggiate in un locale italiano, sono un capolavoro di equilibrio e sapore. Ciascun piatto è quello che è: un lungo e sapiente studio sulla grande cucina popolare. E una intelligente ricerca di materie prime locali: prosciutto, capicollo e soppressata, ricottine freschissime, formaggi freschi della piana, contorni che soddisfano più di primi piatti, come le rape con patate e le patate e peperoni ripassate in padella. Da iscrivere nell’albo d’oro le zuppe, dalla minestra maritata alla pasta e fagioli. Classici i primi piatti: cecatielli con broccoli, fusilli al ragù, ravioli di ricotta in salsa di noci e cacioricotta, tortelli con ricotta e funghi porcini in salsa tartufata si vorrebbe mangiar tutto, e non ci sta. Dunque bisogna lasciarsi tentare o dal baccalà, in cassuola con il pomodorino «alla perticaregna» (cioè con i peperoni essiccati sulla pertica). Oppure virare sul pollo alla cacciatora, sull’agnello al forno con patate, senza trascurare il magnifico misto di carne al ragù, maiale e vitello. Affidatevi senza remore a Sabino per i vini, Valleverde ha una cantina ricca di 400 etichette. Ma anche il bianco e il rosso «della casa» sono eccellenti E lasciatevi tentare anche da un piatto di formaggi abbinati al miele di castagno: caciocavallo podolico e pecorino carmasciano di Rocca San Felice.

Da il MATTINO del 5 Novembre 2005


VINI & TENDENZE
Sommelier, brindisi DOCG per il nuovo anno sociale.

BRINDISI per la presentazione del programma 2005-2006 dell’Ais (sezione campana), delegazione di Avellino presieduta da Antonio Del Franco, una robusta esperienza in materia, la sua, per essere più precisi, in ballon , organismo composto da Angelo Maglio, Benigno Casale ed Enzo Petruzziello.
L’incontro si è tenuto al “Cavallino” del de La Ville, con la partecipazione del vicepresidente nazionale Vincenzo Ricciardi, del commissario regionale Roberto Giorgini, di uno dei proprietari dell’ azienda Muratori, Giuliano e del direttore della produzione, Francesco Iacono che ha un’azienda anche nel Sannio, 1’ Oppida Aminea, guidata da Rocco Rotunno, in passato, braccio destro di una nota azienda irpina. Il piano lavoro prevede l’inizio di corsi di secondo livello ad Avellino e Caposele (8 e 10 novembre). Ma non si disserterà solo su vini, bensì anche su un’altra “materia” gustosa, il cioccolato (21 novembre, presso la sede Ais in via Gramsci); un incontro sulla viticoltura (gennaio 2006); corso di degustazione in lingua inglese (febbraio) e sulle birre (aprile).
Dulcis in fundo, a giugno, un viaggio studio in Francia. Altro punto di forza e di interesse di gola e palato è stata la presentazione del percorso gastronomico «I professionisti del vino», appuntamenti con cene a tema in tutti i locali con sommelier professionisti (Luigi Vitiello, Enzo Di Pietro, i fratelli Franco e Eliseo Di Sapio e Luciano e Gerardo Malanga, Guglielmo Ventre, Nicola e Carmine Fischetti, Sabmo Alvino, Carmine Sole, Mattia Petruzziello, Francesco De Pascale, Enrico Della Bruna, Simone Prata, Ornella Petrozziello, Lello Tornatore, Paolo Andreotti, Gigino Landolfi e Angela Narchello, Liberato Guarino, Giuseppe Quaglianello, Mario Carrabas e Vincenzo Di Gisi). Molte dei quali sono legati alla gastronomia irpina che conta. Parentesi, questa che ha visto la preparazione di alcuni piatti, «editi» dalle trattorie Valleverde e Da Mario e Il Cavallino.
Per i distillati, presenti il mitico Enzo D’Alessandro de «I Curti», il cavaliere Ciciliano per Capovilla.
Chiusura in musica con l’esibizione di Renato Spina.

Da Il Mattino del 14 Marzo 2004


E Luigi Veronelli propose un “Nobel” per Zi’ Pasqualina

Una lunga, solida e sana amicizia. Come un buon piatto o un bicchiere di vino che si rispetti.
Luigi Veronelli, guru del tutto quanto fa gusto per la vecchia amica zi’ Pasqualina propone addirittura un Nobel della cucina.

Da il Sabato del 13 Marzo 2004


Veronelli arriva in città: Amo la Vostra cucina
Il padre della gastronomia italiana da Zia Pasqualina a mangiare scarole e fagioli.

Prima di pranzare il maestro, che è di casa in Via Pianodardine, è entrato in cucina ed ha salutato calorosamente la SignoraVincenza ed il marito Rino Alvino, figlio di nonnaPasqualina. In sala da padrone l’ha fatta Sabino Alvinocheha provvedutoal menù ed ai vini. Veronelli ha chiesto espressamente le patate saltate con i peperoni in padella, la sua passione Il menu, ha previsto come antipasto. capicollo paesano, ricottine di pecora, mozzarelle di bufala, verdurine lesse, scarole con fagioli e cotiche.
I primi: fusilli al ragù con una spolverata di pecorino Carmosciano di Rocca San Felice. Come secondo è stato preparato il baccalà in casseruola e un misto di carni al ragù che Sabino ha abbinato con un Taurasi Docg del 2000 e un Historia del 2000. Qualcosa di irresistibile per i commensali.

Alla fine al tavolo è stato servito il dessert fatto in casa: torta di ricotta e pera accompagnato da un passito di casa Alvino.

Senza conceder voti, Veronelli andando via ha detto un ottimo pranzo tra amici come piace a me.

Da Il Mattino del 10 Novembre 2003


Dieci vincitori da 5 continenti
Slow Food al S. Carlo premia i suoi eroi

Piccoli grandi eroi del nostro tempo vestono abiti sgargianti, hanno nomi spesso impronunciabili. In un San Carlo gremito fino ai palchi, gran finale del congresso mondiale di Slow Food con i vincitori del premio per la diversa della Biodiversità, un segno di solidarietà forte lanciato dal Presidente Petrini a quella parte del mondo che lavora ogni giorno, con fatica, per preservare saperi, sapori e tradizioni che vanno scomparendo.
L’inesauribile Petrini ha già istituito una onorificenza per i “benemeriti della cultura gastronomica mondiale” ispirata all’”Almanach des gourmands” di Grimod de la Reynière.
Tra i primi italiani, assieme alla coppia, di enologi Parodi da Alberga e a Maria Pagliasso da Cherasco, c’è anche la mitica “zi’ Pasqualina”de Benedictis, fondatrice della trattoria Valleverde di Atripalda nel lontano 1952. Ritira il premio la figlia, lo porterà a chi è stato definita ieri, davanti ad un pubblico internazionale, “ un monumento della gastronomia irpina”.

Da La Repubblica dell’ 8 Febbraio 2005


Il Posto insolito
L’Osteria Zi’ Pasqualina 50 anni senza cambiare mai

Inutile esibire l’insegna “Valleverde”. Depista. Da mezzo secolo ha nome, segreti e fascino da osteria. Zia Pasqualina ha 86 anni e presidia la cassa. Vi congeda come una volta, “Iddio vi benedica”. E controlla i piatti: che nessuno li cambi. Zia Pasqualina è la sentinella del suo passato. Nel ’52 apre con un campo di bocce e 10 posti. Due soli piatti: zuppa di fagioli e talli con alici sotto sale. La mezza botte di rosso. Commercianti di giorno, la sera i vecchietti di Atripalda con sigari e pipe.

Oggi puoi trovare anche un premio Nobel. Chi ha un ospite straniero lo porti qui. E’ un’emozione, diceva Gino veronelli che infilo l soffritto di “Zi’ Pasqualina” al secondo posto tra le delizie della Guida 2001. Con Enzo Ercolino, Presidente di Feudi, sono passati Petrini, il guru mondiale di Slow Food, e Roberto Anselmi, il veronese di Monteforte d’Alpone signore dei bianchi con il suo “Capitelli” e l’elicottero a portata di taxi. I cardiologi di Rochester, attori e musicisti del “Gesualdo” .
La cucina di Vincenza è un omaggio alle bisnonne dell’Irpinia: zuppa di sedano e patate, verdure dell’orto, ragù con fusilli, lagane e ceci e pomodoro, baccalà in rosso,agnello con patate. Sabino Alvino guida la famiglia: la moglie Bruna, i fratelli Lino e Anna, i cugini Mario e Maria. Non tollera altri. Ha buoni vini. Ma agli amici offre il suo.
Enologo, vanta un Taurasi in purezza, 4 anni, poco acciaio e molto legno in botte grande. Sentori di sottobosco, frutta rossa, un soffio di cacao. L’aveva dedicato a Rino “Rosso Cavaliere”. Il padre che non c’è più. Ma parla ancora tanto di lui questa immutabile tana del gusto. Dell’antica Osteria ha proprio tutto: grandi patti e buoni sentimenti.

Da il Mattino del 21 Dicembre 2004


“Sigarette nei ristoranti? Giusto vietarle”

I grandi chef irpino approvano le nuove norme : cucina e tabacco sono assolutamente inconciliabili

Niente fumo in sala anche per Sabino Alvino, titolare del “Valleverde” a Pianodardine. Capisco che per i fumatori sia un problema e che anche le loro esigenze vadano tutelate, ma personalmente sono favorevole a vietare le sigarette nei ristoranti.
A tavola proprio no, altrimenti non si riesce ad apprezzare le caratteristiche e le sensazioni dei cibi e soprattutto dei vini.

Da La Repubblica del 1 novembre 2003


I signori del vino
L’introvabile rosso del giovane oste

Intorno ad un vino senza nome si è formato un club.
Nella terra dell’aglianico ce n’è uno che non troverete mai tra enoteche e guide.
E’ per i clienti, coperto dal geloso segreto i un oste arrivato alla trattoria della nonna Pasqualina “Valleverde” dall’Agrario di Avellino.
Un ragazzo che ha più sogni che anni. Vuole stupire. In cucina non può, è la stessa d mezzo secolo, quando c’erano 10 posti e un campo di bocce. Verdure dell’orto, zuppe, carni, baccalà. Osteria antica come le sue ricette. Vi trovi mercanti, politici, intellettuali e grandi firme del settore. Enzo Ercolino di “Feudi” e quel Roberto Anselmi signore dei bianchi che firma “Capitelli”. Sabino poteva migliorare solo il vino.
Aglianico di Taurasi in purezza, 13.5 gradi,quattro anni con poco acciaio e molto legno in botte grande. Sentori di sottobosco, frutta rossa matura, un soffio di cacao. Gran vino. Ve ne fossero così.